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Aldelmo di Malmesbury
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mwbqAldelmo, o Adelmo (antico inglese Ealdhelm, "Aeldhem", latino Aldhelmus o Althelmus o Adelelmus; Regno del Wessex, 639 circa – Doulting, 709 o 710), è stato un abate e vescovo anglosassone.
Fu mwcaabate di Malmesbury e mwcqvescovo di mwcgSherborne. È ricordato come il più antico poeta anglosassone ad aver scritto in lingua latina; egli è considerato da mwcwBeda il Venerabile un grande erudito e primo classico della letteratura inglese.cite-ref-0-1-0[1] Egli è venerato come mweasanto dalla mweqChiesa cattolica e da mwegquella anglicana. La sua vita è stata scritta per la prima volta nel XII secolo dal monaco italiano Faritius di mwewArezzo.cite-ref-2[2]
Contents
• Edizioni
• Note
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Biografia
Infanzia ed educazione
Gli Studi presso Iona (ca. 660)
Aldelmocite-ref-3[3] nacque intorno al 639 nel mwiqregno del Wessex, alla cui casata reale apparteneva, in quanto figlio del re mwigCentwine (676-686); aveva una sorella di nome Osburg. Studiò inizialmente presso la scuola del monaco irlandese Maeldub (chiamato anche Maildulfo), fondatore dell’mwiwabbazia di Malmesbury. Durante la sua giovinezza, trascorse un periodo presso l’mwjaabbazia di Iona, dove svolse i suoi studi probabilmente sotto la tutela dell’influente monaco mwjqAdomnan. Venne così a contatto con la tradizione irlandese e coi principali autori latini, tra cui sicuramente il poeta mwjgVirgilio. Questo soggiorno si rivelò per lui molto significativo: sull’isola infatti avrà modo di apprendere le tecniche della metrica latina che venivano adottate nelle scuole irlandesi e che avranno importanti ripercussioni sulla sua produzione poetica. È inoltre qui che conoscerà il principe mwjwAldfrith di Northumbria, suo compagno di studi momentaneamente esiliato, con il quale nascerà un profondo legame di amiciziacite-ref-4[4].
La scuola di Canterbury (ca. 670)
La tappa successiva della sua formazione ebbe luogo presso la prestigiosa scuola di mwlgCanterbury, dove incontrò come maestri i fondatori mwlwTeodoro di Tarso, che era stato inviato in terra britannica nel 668 da mwmaPapa Vitaliano per divenire arcivescovo di Canterbury e mwmqAdriano, che nello stesso anno divenne abate a Sant’Agostino presso Canterbury. Aldelmo perfezionò la sua conoscenza del latino attraverso studi biblici, della grammatica e della patristica ed è probabile che ricevette anche qualche nozione di greco, lingua madre dei due maestri mediterranei. Dopo diversi anni, dovette tuttavia interrompere il suo soggiorno, forse a causa di una malattia.
Abate di Malmesbury
Dopo la morte di Maeldub, Aldelmo divenne abate di mwoqMalmesbury. Non è certa la data della sua ordinazione, ma con molta probabilità si può collocare non prima del 685. È proprio qui che tra il 682 e il 685 il padre, dopo l’abdicazione, si ritirò a vita privata e non è escluso che la nomina ad abate di Aldelmo sia legata a una concessione da parte del primo, per distogliere il figlio da una possibile rivendicazione del trono vacante e già destinato a un altro nuovo re.
L’attività svolta a Malmesbury dall’abate fu molto vivace: introdusse nella comunità la mwowregola benedettina, creò una biblioteca e istituì una scuola che accolse numerosi studenti. Alcuni di questi, come Aethilwaldcite-ref-5[5], intratterranno anche una relazione epistolare con Aldelmo, come alcune epistole ci testimoniano.
In questi anni Aldelmo compì un viaggio a Roma, dove visitò le principali basiliche e i numerosi santuari dedicati ai martiri locali. La presenza delle numerose iscrizioni che costellavano le chiese romane potrebbe aver dato l’idea all’abate di comporre simili mwqqtituli per le chiese del Wessex. Grazie alla personale conoscenza con mwqgPapa Sergio, presentò una petizione con la quale gli venne accordato il privilegio della diretta dipendenza da mwqwRoma per i due monasteri dei SS. Pietro e Paolo presso Malmesbury e di San Giovanni Battista presso Frome.
Avrebbe poi preso parte a un sinodo della Chiesa del Wessex, in seguito a un contrasto nato con la Chiesa di mwrqDevon e Cornwall, non allineata alle direttive di Roma circa la datazione della Pasqua e la forma della tonsura ma vicina invece alla tradizione bizantina; Aldelmo ammonì con una lunga epistola il loro re Gerentius risolvendo la controversiacite-ref-6[6].
La fama di Aldelmo a questa epoca aveva già raggiunto altri paesi: nelle sue epistole si nota una corrispondenza con l’irlandese Cellanus di mwswPéronne, monaco in Francia; anche il soggiorno italiano lo rese noto nella penisola.
Vescovo di Sherborne
Dopo la morte del vescovo Haeddi di mwtgWinchester, intorno al 705, la diocesi venne divisa in due parti separate dalla foresta di Selwoode e Aldelmo divenne vescovo a Sherborne. Non si hanno che scarse notizie del suo episcopato. Mantenne la cattedra per quattro anni fino alla morte e si contraddistinse per la sua intensa ed energica attività.
Morte e venerazione
Si spense nel 709 (o forse nel 710) mentre si trovava a Doulting e fu sepolto nella chiesa di San Michele presso il monastero di Malmesbury. I suoi biografi raccontano che le sue reliquie furono fonte di numerosi miracoli. Venne proclamato santo nel 1080 dall’arcivescovo di Canterbury mwuqLanfranco e la sua mwugmemoria liturgica cade il 25 maggio.
Opere e trasmissione manoscritta
La produzione di Aldelmo lo ha reso celebre fino ai giorni nostri in quanto è il primo anglosassone ad aver adottato il verso latino, grazie alla raffinata istruzione impartitagli a Iona e a Canterbury. Si servì di diverse strategie per facilitare la composizione dei suoi versi, per lo più ottosillabi, come l’uso ripetitivo di modelli metrici fissi e formule prestabilite. Tuttavia, la monotonia della sua tecnica è ben compensata dal brillante utilizzo di espedienti come l’allitterazione o la varietà del lessico poetico. Fu sicuramente uno degli autori più letti e studiati nelle scuole anglosassoni, dalle generazioni immediatamente successive alla sua morte, fino alla conquista dei mwvqNormanni del 1066. Il numero elevato di manoscritti che circolavano a quel tempo ci testimonia l’ampia fortuna delle sue opere. mwvgBeda il Venerabile, nella sua mwvwmwwaHistoria ecclesiastica gentis Anglorum, parlerà di Aldelmo con toni encomiastici esaltando la sua grande erudizione.
Tutte le opere di Aldelmo sono state pubblicate per la prima volta da Rudolf Ehwald nel 1919 nei mwwgMonumenta Germaniae Historicacite-ref-7[7]. Gli scritti di Aldelmo sono difficilmente databili e per questo, nello stabilire la cronologia delle sue opere, si fa spesso riferimento alle formule con le quali egli etichetta sé stessocite-ref-8[8].
Sappiamo che nel periodo che precede la nomina ad abate, Aldelmo usa descrivere sé stesso come mwzavernaculus ecclesiae, cioè servo della Chiesa. Risalgono a questa epoca:
De virginitate
Scritto prima del 690 (anche se altri critici credono sia stato scritto dopo il 705). Ha una parte in prosa (con qualche parte in versi) seguito da un poema di 3000 esametri. i modelli sono tratti dalla Bibbia e dalle storie dei martiri mentre le fonti letterarie sono Cassiano, mwzwAgostino, mwaaGregorio Magno, mwaqCipriano e mwagGirolamo mentre le fonti per la parte in versi è la mwawPsicomachia di mwbaPrudenzio.cite-ref-0-1-1[1]
Esso è un lungo trattato in mwcgprosa sotto forma di lettera dedicata alla badessa di mwcwBarking mwdaIldelita e alle sue monache, tra cui Osburga, sorella di Aldelmo stesso. L’opera vuole essere una esortazione a perseguire nella vita di castità, attraverso l’illustrazione di esempi sulla verginità sia maschile che femminile. Lo stile risulta estremamente difficile e ricercato, soprattutto per l’elevata occorrenza di arcaismi e grecismi. La prosa del mwdqDe virginitate venne studiata intensamente nelle scuole anglosassoni dalle generazioni immediatamente successive ad Aldelmo fino alla conquista dei Normanni nel 1066; il risultato di questi studi è ben visibile nelle innumerevoli glosse in latino o antico inglese che accompagnano alcuni manoscritti sopravvissuti. Inizialmente, il testo concepito da Aldelmo, o mwdgtextus Aldhelmianus, prevedeva una forma più epistolare dell’opera, scandita in capitoli.
L’opera è trasmessa dai seguenti mweamanoscritti, datati tra il IX e il XIII secolo:
• Bruxelles, Bibliothèque Royale «Albert Ier», 1650 (1520), ff. 1-56,Canterbury?; Abingdon, St. Mary, abbazia OSB?,XI secolo; mwewtextus Aldhelmianus glossato.
• Cambridge, mwfqCorpus Christi College, Ms. 326 (K. 12), X secolo.
• Cambridge, mwfwGonville and Caius College, 68/35, XIII secolo.
• Cambridge, mwgqUniversity Library, Add. 3330, ff. 1r-2v, Canterbury?; Mercia?; Worcester?, IX secolo; frammento.
• Cambridge, University Library, Add. 4219, ff. 1r-2v, Germania?, IX secolo; frammento.
• Hereford, Cathedral Library, P.I.17, ff. 1r-103r, Cirencester, XII-XIII secolo.
• London, mwhqBritish Library, Add. 50483, Inghilterra, IX secolo.
• London, British Library, Add. 71687, Inghilterra, IX secolo.
• London, British Library, Harley 3013, Inghilterra, XII secolo.
• London, British Library, Royal 5.E.XI, Canterbury, X-XI secolo.
• London, British Library, Royal 5.F.III, Mercia?; sud Inghilterra, IX secolo.
• London, British Library, Royal 6.A.VI, ff. 9v-109r, sud-est Inghilterra, IX-XI secolo; glossato.
• London, British Library, Royal 6.B.VII, Exeter, XI secolo.
• London, British Library, Royal 7.D.XXIV II, ff. 82r-162v, 166-168v, Winchester?; Canterbury?; Glastonbury?, ca. 930; con glosse della seconda metà del X secolo.
• London, Lambeth Palace Library, 200 II, ff. 66-113, Canterbury, X secolo.
• New Haven, CT, Yale University, mwjwBeinecke Rare Book and Manuscript Library, 401, Inghilterra, IX secolo; mwkatextus Aldhelmianus.
• New Haven, CT, Yale University, Beinecke Rare Book and Manuscript Library, 401A, Inghilterra, IX secolo; mwkgtextus Aldhelmianus.
• Oslo and London, mwlaThe Schøyen Collection, 197, Inghilterra, IX secolo.
• Oxford, Bodleian Library, Bodl. 97 (S.C. 1928), XI secolo.
• Oxford, Bodleian Library, Digby 146 (S.C. 1747), ff. 1r-95v, Canterbury, X secolo.
• Oxford, Bodleian Library, Lat. theol. d. 24 (S.C. 30591), Inghilterra, IX secolo.
• Philadelphia, PA, Free Library of Philadelphia, John Frederick Lewis Collection ET 121, Inghilterra, IX secolo.
• Salisbury, Cathedral Library, 38, X secolo.
• Wolfenbüttel, mwmwHerzog August Bibliothek, Helmst. 365 (400), ff. 1-43, X secolo.
• Würzburg, Universitätsbibliothek, M.p.th.f. 21, ff. 2r-50r, Würzburg, 833-842; mwnqtextus Aldhelmianus.
Epistola ad Acircium
Il titolo che si riferisce a una complessa opera in forma di lettera dedicata all’amico e re mwoaAldfrith di Northumbria (685-705), qui indicato col soprannome mwoqAcircium e probabilmente inviatagli poco dopo la sua elezione al trono. Essa si compone di quattro parti e sarebbe stata così assemblata da Aldelmo stesso:
• Un mwpatrattato allegorico del numero sette.
• mwpgmwpwDe metris: trattato di introduzione alla metrica che contiene una descrizione delle proprietà del verso esametro. Destinatari sono probabilmente i suoi studenti.
• mwqqmwqgDe pedum regulis: trattato si pone come obiettivo quello di presentare e classificare, attraverso esempi, i ventotto tipi di piede metrico. Come il precedente, anche questo aveva uno scopo didattico ed era destinato agli studenti.
• mwramwrqEnigmata: comprende cento indovinelli in metrica.
• Bruxelles, Bibliothèque royale, 4433-4438, Saint-Amand, IX secolo.
• Karlsruhe, Badische Landesbibliothek, Aug. perg. 85, Reichenau, IX secolo.
• Città del Vaticano, mwuqBiblioteca Apostolica Vaticana, Pal. lat. 1753, Lorsch, VIII secolo.
• Paris, mwuwBiblioteca nazionale di Francia, lat. 2339, Limoges, Saint-Martial, IX secolo.
• Sankt Gallen, mwvqStiftsbibliothek, 1394, pp.mwvg 121–122, 125-128, Germania, VIII secolo.
Vi sono poi tre frammenti che ospitano parti diverse dell’opera:
• Miskolc, Zrinyi Ilona Secondary School, s.n., Sud Inghilterra, VIII secolo: parte del mwwgDe pedum regulis e parte degli mwwwEnigmata.
• Paris, Bibliothèque Saint-Geneviève, 2410, St Augustine’s, Canterbury, XI secolo: parte del mwxqDe metris;
• Verdun, Bibliothèque municipale, 36, XI secolo: parte del mwxwDe metris.
Vi sono quindi i tre manoscritti che presentano parte dell’mwyqEpistola e che collocano i trattati in metrica all’inizio:
• Valenciennes, Bibliothèque municipale, 376, Saint-Amand, IX secolo.
• Valenciennes, Bibliothèque municipale, 378, Saint-Amand, IX secolo.
• Bruxelles, Bibliothèque royale, 9581-9595, nord-est Francia, IX secolo.
Tra le partizioni dell’mwzwEpistola, destano particolare interesse gli mw0aEnigmata. Gli indovinelli metrici circolavano infatti già da diversi anni, prima della compilazione dell’mw0qEpistola; Aldelmo avrebbe quindi revisionato e corretto il testo includendolo in un secondo momento all’interno della mw0gEpistola. Per questa ragione, agli mw0wEnigmata sono state attribuite due redazioni, la prima della quale costituirebbe a rigor di logica l’opera aldelmiana più antica tra quelle sopravvissute. Il suo testo è trasmesso dai seguenti manoscritti: - Sankt-Peterburg, Rossijskaja Nacional'naja Biblioteka, Q. v. I. 15, Corbie o Inghilterra sud-occidentale, VIII secolocite-ref-10[10].
• Bruxelles, Bibliothèque royale, 10615-10729, Trier, XII secolo.
• Bruxelles, Bibliothèque royale, 9799, Trier, XII secolo. Questo manoscritto è apografo del precedente.
Successivamente, a partire da un manoscritto contenente per intero il testo dell’mw3aEpistola, qualcuno estrapolò la collezione dei cento indovinelli, dando vita a una copia che risulta essere a capo di una famiglia di circa sedici manoscritti, datati tra la fine dell’VIII secolo e l’XI:
• London, British Library, Royal 15. A. XVI, nord Francia, IX-X secolo.
• London, British Library, Royal 12. C. XXIII, Christ Church, Canterbury, X o XI secolo.
• Cambridge, University Library, Gg. 5. 35, St Augustine’s, Canterbury, XI secolo.
• Einsiedeln, Stiftsbibliothek, 302, X secolo.
• Oxford, Bodleian Library, Rawlinson C. 697, nord-est Francia, IX secolo.
• Wolfenbüttel, Herzog August Bibliothek, Gud. lat. 331, X-XI secolo.
• Leiden, Universiteitsbibliotheek, Voss. lat. oct. 15, Limoges, Saint-Martial, X-XI secolo.
• Leipzig, Universitätsbibliothek, Rep. I. 74, ovest Francia, IX secolo.
• Paris, Biblioteca nazionale di Francia, lat. 16700, IX-X secolo.
• Paris, Biblioteca nazionale di Francia, lat. 7540, X secolo.
• Paris, Biblioteca nazionale di Francia, lat. 2773, IX secolo.
• Paris, Biblioteca nazionale di Francia, lat. 8440, X secolo.
• Sankt-Peterburg, Rossijskaja Nacional'naja Biblioteka, F. v. XIV. 1 + Paris, Biblioteca nazionale di Francia, lat.13048, ff. 31-58, Corbie, VIII-IX secolo.
• Sankt Gallen, Stiftsbibliothek, 242, Sankt Gallen, X secolo.
• Bremen, Staats- und Universitätsbibliothek, 651, St Gallen, X secolo.
• Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. lat. 2078, Reims, IX secolo.
• Paris, Biblioteca nazionale di Francia, lat. 8069, XI secolo.
• Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ottob. lat. 35, X secolo.
• Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. lat. 1553, IX secolo. - Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Pal. lat. 1719, IX secolo.
Carmina ecclesiastica
Risalente all’abbaziato a Malmesbury la Carmina ecclesiastica è una raccolta dei mw8wtituli (versi dedicatori) composti da Aldelmo dopo il viaggio a Roma e destinati a essere trasformati in iscrizioni per le sue chiese e gli altari.
Essa si compone di cinque parti:
1. Un mw9wtitulus di 21 versi per una chiesa non identificata dedicata ai SS. Pietro e Paolo, forse a Malmesbury.
2. Un mw-qtitulus di 31 versi per una chiesa non identificata dedicata alla Vergine Maria, forse anch’essa situata a Malmesbury.
3. Un lungo componimento poetico di 85 versi che celebra una chiesa edificata per conto di una certa Bugga (che forse può essere identificata con Osburg, la sorella di Aldelmo). I primi 60 versi erano forse da intendersi come mw-wtitulus per una chiesa non identificata, l’abside della quale era dedicato alla Vergine Maria; questo porterebbe a pensare che si tratti della stessa chiesa della seconda e precedente sezione.
4. Una sequenza di 12 mw-qtituli per altari dedicati agli apostoli, in una chiesa non identificata ma che forse corrisponde a quella di cui si parla nella prima sezione.
5. Un mw-wtitulus per un santuario dedicato all’mwaqaapostolo Mattia, l’ultimo arrivato dopo mwaqeGiuda.
I vari mwaqmtituli non circolavano come collezione, ma individualmente; l’opera è stata così denominata da Ehwald nell’edizione del 1919.Nonostante non sia sopravvissuto nessun manoscritto inglese, la tradizione indiretta attesta che i componimenti circolavano separatamente in Inghilterra: il poeta Aediluulf riporta la citazione del componimento III nel suo poema mwaqqDe abbatibus (ca. inizio IX secolo) e Faritius di Arezzo, biografo di Aldelmo e vissuto a Malmesbury nell’ultimo decennio dell’XI secolo, ci ha lasciato una testimonianza del mwaqutitulus I, che sarebbe altrimenti andato perduto; lo stesso componimento è presente nei mwaqyGesta pontificum Anglorum di mwaqcGuglielmo di Malmesbury.
I quattro manoscritti oggi conservati riportano in ordine sparso i vari componimenti, eccezion fatta per il I, che risulta assente in tutti e quattro i testimoni. Di seguito l’elenco:
• Berlin, StaatsbibliothekzuBerlin - PreußischerKulturbesitz, Phillipps 1825 (Rose 167), IX secolo: parte di II, III e IV.i-xiii.
• Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. lat. 251, ff. 2r-10v, ca. 8430-840: II, III, IV.i-xii, V, IV. xiii.
• Paris, Biblioteca nazionale di Francia, lat. 8318 IV, ff. 73r-80r, ca. terzo quarto del IX secolo: II, III, IV (i-xii), V, IV. xiii.
• Sankt Gallen, Stiftsbibliothek, 869, metà IX secolo: II, IV. i-xii e xiii, V.
Vi sarebbe inoltre una quinta testimonianza che corrisponde a una edizione a stampa del 1617 preparata da André Duchesne, che trasferì in questa sede il contenuto di un manoscritto del IX secolo, andato in seguito perduto, il quale riportava i componimenti II, III, IV e Vcite-ref-11[11].
Epistolae
Anch'esse risalenti all’abbaziato a Malmesbury, le Epistolae sono composte da circa tredici lettere che rappresentano la corrispondenza che l’abate intratteneva con sovrani, ecclesiastici, nobili laici e anche studenti. Possono essere così suddivise:
1. Aldelmo a un vescovo non specificato del West Saxons, o Leuthere (670-6) o Hæddi (676-705).
2. Aldelmo all’abate Adriano di Canterbury.
3. Aldelmo allo studente Wihtfrith, che si accingeva a partire per gli studi in Irlanda.
4. Aldelmo a Geruntius, re di mwaroDumnonia, sul calcolo della Pasqua.
5. Aldelmo al collega Heahfrith, di ritorno dall’Irlanda, sul prestigio della scuola di Canterbury rispetto a quelle irlandesi.
6. Un anonimo studente irlandese richiede al maestro Aldelmo la copia di un libro.
7. Aethilwald ad Aldelmo, include copie del proprio poema.
8. Aldelmo alla Badessa Sigegyth, sul battesimo di una monaca.
9. Cellanus, abate di Péronne, domanda ad Aldelmo copie dei suoi scritti.
10. Aldelmo risponde a Cellanus.
11. Aldelmo invia un’esortazione morale al suo studente Aethilwald.
12. Aldelmo invia un incoraggiamento agli abati del vescovo esiliato Wilfrid.
13. Aldelmo domanda a Winberht sulla restituzione di una proprietà presso Malmesbury.
Le lettere non vennero mai trasmesse come un'unica collezione. Sette sono sopravvissute solo come estratti citati nei mwasuGesta pontificum Anglorum di Guglielmo di Malmesbury e sono le seguenti: II, III, IX, X, XI, XII e XIII. Altre cinque sono contenute in un singolo manoscritto esemplato a mwasyMainz, che deriva probabilmente da una copia spedita da Malmesbury a Lul, successore dell’arcivescovo di Mainz mwascBonifacio e alunno dello stesso Aldelmo: Wien, Österreichische Nationalbibliothek, lat. 751, Mainz, IX secolo; si tratta delle lettere I, IV, VI, VII e VIII. La lettera V, forse per il contenuto fortemente elogiativo che esalta l’eccellenza della scuola inglese, è quella che ha avuto maggiore fortuna; essa è infatti conservata in sei manoscritti di origine inglese:
• Oxford, Bodleian Library, Digby 146, Abingdon, X secolo.
• London, British Library, Cotton Domitian ix, Canterbury, X secolo.
• London, British Library, Royal 7. D. XXIV, sud Inghilterra, Xsecolo.
• London, British Library, Harley 3013, nord Inghilterra, XII secolo.
• London, British Library, Royal 6. A. VI, Canterbury, X secolo.
• Salisbury, Cathedral Library, 38, Canterbury, X secolo.
Eccezion fatta per il secondo manoscritto, i restanti cinque tramandano anche il mwataDe virginitate; la scelta di accompagnare al trattato in prosa questa lunga lettera di ardua lettura, per la difficoltà del latino adottato dall’autore, potrebbe essere stata dettata da uno scopo didattico e indirizzata quindi ai numerosi studenti delle scuole inglesi.
È poi da ricordare un ultimo manoscritto composito del XIII: Cambridge, Gonville and Caius College, 68/35.
Diverse lettere potrebbero corrispondere al periodo di episcopato di Aldelmo, ma rimane incerta la datazione.
Altre epistole
Gli scritti composti durante l’espiscopato presso Sherborne sono riconoscibili per la formula canonica mwatuservus servorum Dei con la quale Aldelmo designa sé stesso.
Esse furono composte a Sherborne; la datazione delle lettere è incerta e non consente di comprendere quali appartengano al periodo dell’episcopato. Si veda quanto detto sopra.
Le opere ad oggi non ancora datate sono le seguenti:
Carmen de Virginitate (et De octo principalibus vitiis)
Non datata, anch'esso fu composto a Sherborne. Il poema, composto da 2900 esametri, è probabilmente successivo al mwatoDe virginitate. Destinatario è anche in questo caso un pubblico femminile, al quale Aldelmo si rivolge per lodare la verginità dentro la prigione della carne.
È conservato in una trentina di manoscritti, di cui due frammentari, datati tra l’VIII e il XII secolo. Un certo numero di versi è stato inoltre trasmesso da un florilegio di mwatwAlcuino, il mwat0De laude Dei, conservato da due manoscritti del IX e del X secolo: El Escorial, Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial, b.IV.17; Bamberg, Staatsbibliothek, Patr. 17 (B.II.10). L’opera è stata trasmessa sotto forma di due redazioni distinte, di cui la prima è presente nella maggior parte dei manoscritti. La seconda invece riguarda una famiglia minore di manoscritti inglesi e rappresenta una versione semplificata dal punto di vista lessicale del testo; Ehwald la attribuisce a una mano benedettina del X secolo, che avrebbe agito nel pieno della riforma del movimento. Di seguito l’elenco dei manoscritti:
• Bruxelles, Bibliothèque Royale «Albert Ier», 4433-38.
• Cambridge, Corpus Christi College, Ms. 285 (N. 31) II; seconda redazione.
• Cambridge, University Library, Gg.V.35 (1567), ff. 280r-319v.
• Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. lat. 329, ff. 123r-167r.
• Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. lat. 2078, incompleto (vv. 153-2700).
• Cortona (Arezzo), Biblioteca Comunale e dell'Accademia Etrusca, 83, ff. 1r-74r, acefalo.
• Cortona (Arezzo), Biblioteca Comunale e dell'Accademia Etrusca, 83, ff. 1r-74r, acefalo.
• Gent, Centrale Bibliotheekder Rijksuniversiteit, 246; seconda redazione.
• Gotha, Forschungs- und Landesbibliothek (olim Forschungsbibliothek), Mbr. I. 75 II, ff. 25r-69rcite-ref-12[12].
• Kassel, Universitätsbibliothek Kassel - Landesbibliothek und Murhardsche BibliothekderStadt Kassel, Theol. 8° 61, frammenti.
• Montecassino (Frosinone), Archivio dell'Abbazia (Biblioteca Statale del Monumento Nazionale), 152 II, pp.mwau4 67–157, acefalo e mutilo.
• München, Bayerische Staatsbibliothek, Clm 23486, ff. 3r, 3v-28v, frammentario. -Orléans, Archives DépartementalesduLoiret, H. 20, p.mwava 59, 59-60, vv. 842-880 e 2024-2050. -Oxford, Bodleian Library, Bodl. 49 (S.C. 1946); seconda redazione. -Oxford, Bodleian Library, Bodl. 577 (S.C. 27645). -Oxford, Bodleian Library, Rawlinson C. 697 (S.C. 12541); seconda redazionecite-ref-13[13].
• Paris, Biblioteca nazionale di Francia, lat. 2339.
• Paris, Biblioteca nazionale di Francia, lat. 16668, ff. 23r-39r.
• Paris, Biblioteca nazionale di Francia, lat. 16700.
• Pommersfelden, GräflichSchönbornscheBibliothek, 308 (2883).
• SanktGallen, Stiftsbibliothek, 242, pp.mwavo 50–167.
• SanktGallen, Stiftsbibliothek, 263, pp.mwavw 64–180, 180-200.
• Sankt-Peterburg, RossijskajaNacional'najaBiblioteka, lat. F.v.XIV.1, ff. 111v-122r.
• Wertheim, EvangelischeKirchenbibliothek, s.n., frammentario.
• Wien, ÖsterreichischeNationalbibliothek, 969, 1r-55r, glossato.
• Würzburg, Universitätsbibliothek, M.p.th.f. 67, f. 1r, frammenti.
• Zürich, Zentralbibliothek, C 59 (274; cat. 89), ff. 2r-62v.
Carmen rhytmicum
Questo è un poema composto da duecento ottosillabi ritmici che racconta della miracolosa sopravvivenza di una comunità cristiana in seguito a una violenta tempesta che sorprese i fedeli in una chiesa nei pressi di Devon. Questa esperienza umana estrema ha tutto il sapore dell’epica tradizionale e si rifà a uno scenario che potrebbe ricordare il mwawqgiorno del Giudizio. Il testo è introdotto da dei versi dedicatori rivolti ai mwawucasses obses, raffinato gioco di parole ideato dall’autore che si traduce in antico inglese con mwawyhelm e mwawcgils, letteralmente “elmo” e “ostaggio”; unendo così i due termini di gusto germanico, si riesce a identificare il destinatario dell’opera, un certo abate mwawgHelmgils, forse il primo di mwawkGlastonburycite-ref-14[14]. L’opera si è conservata in un unico testimone che conteneva non pochi errori, la cui segnatura è Wien, Österreichische Nationalbibliothek, lat. 751, Mainz, IX secolo.
Genealogia episcopale
La mwaxagenealogia episcopale è:
• Arcivescovo Gonduino di Lione
• Arcivescovo mwaxuBertoaldo di Canterbury
• Vescovo Aldelmo di Malmesbury
Edizioni e traduzioni moderne
Edizioni
• R. Ehwald, mwaxsAldhelmi opera, in MGH, mwaxwAuct. ant. XV,2001 (riproduzione dell’edizione MGH 1919).
• S. Gwara, mwax4Aldhelmi Malmesbiriensis Prosa de virginitate: cum glosa Latina atque Anglosaxonica, Turnhout, Brepols, 2001.
Traduzioni
• Aldhelm, mwayiThe prose works, trad. in inglese a cura di M. Lapidge, M. Herren, Woodbridge, Boydell&Brewer, 2009.
• Aldhelm, mwayqThe poetic works, trad. in inglese a cura di Michael Lapidge e James L. Rosier, Woodbridge, Boydell& Brewer, 2009.
• mwayySaint Aldhelm'sRiddles, trad. in inglese a cura di A.M. Juster, University of Toronto Press, 2015.
• mwaygThrough a Gloss Darkly: Aldhelm’sRiddles in the British Library ms Royal 12.C.xxiii, ed. e trad. in inglese a cura di Nancy Porter Stork, Toronto, Pontifical Institute of Mediaeval Studies, 1990.
• mwayoThe Riddles of Aldhelm. Testo e trad. in inglese a cura di James Hall Pittman, Hamden, Conn., 1970.
Note
cite-note-0-11. ↑ mwazmmwazqGiovanni Polara, mwazuIl VII secolo: l'Inghilterra e l'Irlanda- L'Inghilterra: Aldelmo, in mwazyLetteratura latina tardoantica e altomedievale, mwazcJouvence, pp.mwazg 203-206, mwazkISBNmwazo 88-7801-069-3.
cite-note-22. ↑ Una seconda vita fu scritta trent’anni più tardi da mwaz8William di Malmesbury, nel quinto libro dei suoi mwaaaGesta pontificum Anglorum.
cite-note-33. ↑ La forma anglosassone del nome, mwaaqEaldhelm, significa “antico elmo”, in senso di ottima protezione.
cite-note-44. ↑ M. Lapidge, mwaagThe Career of Aldhelm in «Anglo-Saxon England» 36, 2007 pp. 15-69.Le sezioni che seguono faranno ugualmente riferimento a questo testo.
cite-note-55. ↑ Le epistole che interessano la corrispondenza con Aethilwald sono la VII e la XI. Aethilwald si contraddistinse per aver composto quattro poemi ritmici ispirandosi al mwaawCarmen Rhytmicum del maestro.
cite-note-66. ↑ mwabaAldhelm, su Encyclopaedia Britannica; K. Barker, mwabeAldhelm «Old Helmet», First Bishop of Sherbourne, and His Helmgils, «Helmet Hostage», First Abbot of Glastonbury, on the Dorset/Devon Coastat Lyme: The Making of a West Saxon Bishopric in mwabiMedieval Hostageship c. 700-c. 1500: Hostage, Captive, Prisoner of War, Guarantee, Peacemaker cur. Matthew Bennett - Katherine Weikert, London-New York, Routledge, 2016, p. 16.
cite-note-77. ↑ mwabyAldhelmi Opera, ed. R. Ehwald, Berlin, 1919 (MGH, AA 15). L’ultima ristampa risale al 2001.
cite-note-88. ↑ Si farà riferimento per questa sezione a M. Lapidge, mwaboop.cit. e mwabsAldhelmvs Malmesberiensis Abbas et Scirebvrnensis Episcopus in mwabwLa trasmissione dei testi latini del medioevo, a cura di Paolo Chiesa e Lucia Castaldi, Firenze, SISMEL, 2012.
cite-note-99. ↑ La corruttela si sarebbe verificata in seguito alla dislocazione in un punto erroneo dell’opera, della porzione del testo riguardante il mwacaDe pedum regulis; i manoscritti di Karlsruhe e della Vaticana vengono così a costituire una prima famiglia e i restanti una seconda.
cite-note-1010. ↑ È reputato il testimone più importante tra tutti i manoscritti conservati, tuttavia la sua provenienza rimane incerta. Potrebbe essere stato scritto a Péronne dal monaco Cellanus, in seguito alla richiesta di una copia ad Aldelmo stesso, come attesta una lettera; oppure, come hanno suggerito alcuni paleografi postdatando il manoscritto di un secolo, esser stato esemplato in uno scriptorium dell’Inghilterra meridionale.
cite-note-1111. ↑ Le varianti contenute in questa edizione furono registrate da Ehwald sotto la sigla mwaccQuercetanus, latinizzazione di Duchesne.
cite-note-1212. ↑ Questo manoscritto rappresenterebbe la migliore testimonianza della prima redazione; fu copiato verso la metà dell’VIII secolo a Murbach, abbazia fondata nel 727, da un manoscritto scritto in onciale anglosassone o in una grafia minuscola ibrida, come le confusioni n/r e p/f suggeriscono.
cite-note-1313. ↑ Il manoscritto in questione sarebbe il progenitore dei testimoni che presentano la seconda redazione. Secondo un’analisi paleografa, questa copia sarebbe stata esemplata verso la fine del IX secolo e presenterebbe una nota attribuibile alla mano di Dunstan, uno dei principali promotori della riforma benedettina; essa rappresenta perciò un elemento importante a favore della tesi di Ehwald sull’origine della seconda redazione.
cite-note-1414. ↑ K. Barker, mwadeAldhelm «OldHelmet», First Bishop of Sherbourne, and His Helmgils, «HelmetHostage», First Abbot of Glastonbury, on the Dorset/Devon CoastatLyme: The Making of a West Saxon Bishopric in mwadiMedieval Hostageship c. 700-c. 1500: Hostage, Captive, Prisoner of War, Guarantee, Peacemaker cur. Matthew Bennett - Katherine Weikert, London-New York, Routledge, 2016, 18-19.
Bibliografia
• R. Ehwald (ed.), Aldhelmi opera, in MGH, Auct. ant. XV, Berlin 1984.
• M.Lapidge, mwadcAldhelmvs Malmesberiensis Abbas et Scirebvrnensis Episcopus in mwadgLa trasmissione dei testi latini del medioevo, a cura di Paolo Chiesa e Lucia Castaldi, Firenze, SISMEL, 2012.
• M. Lapidge, mwadoThe Career of Aldhelm in «Anglo-SaxonEngland» 36, 2007 pp.mwads 15–69.
• M. Lapidge, mwad0Aldhem’s Latin Poetry and Old English Verse in Anglo-Latin Literature 600-899, The Hambledon Press, London,1996, pp.mwad4 247–269.
• K. Barker, mwaeaAldhelm «OldHelmet», First Bishop of Sherbourne, and His Helmgils, «Helmet Hostage», First Abbot of Glastonbury, on the Dorset/Devon CoastatLyme: The Making of a West Saxon Bishopric in mwaeeMedieval Hostageship c. 700-c. 1500: Hostage, Captive, Prisoner of War, Guarantee, Peacemaker cur. Matthew Bennett - Katherine Weikert, London-New York, Routledge, 2016, pp.mwaei 16–35.
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itAldèlmo, santo, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaDonato Mazzoni, ALDELMO, santo, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929.
• citerefbritannica-com(EN) Aldhelm, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcyclop-dia-of-biblical-theological-and-ecclesiastical-literature(EN) Aldelmo di Malmesbury, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.
• citerefmlolOpere di Aldelmo di Malmesbury / Aldelmo di Malmesbury (altra versione) / Aldelmo di Malmesbury (altra versione), su MLOL, Horizons Unlimited.
• citerefopen-library(EN) Opere di Aldelmo di Malmesbury, su Open Library, Internet Archive.
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• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Aldelmo di Malmesbury, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
• citerefcatholic-hierarchy(EN) David M. Cheney, Aldelmo di Malmesbury, in Catholic-Hierarchy.org.
• citerefsantiebeati-itAldelmo di Malmesbury, su Santi, beati e testimoni, santiebeati.it.